Fenils-Monte Chaberton (Valle Susa) 3130 mt.
Partenza: Fenils (TO) 1270 mt.
Dislivello: 1860 mt.
Distanza: 29.5 km.
Difficoltà: OC
Cartografia: IGC n.1 Valli Susa Chisone e Germanasca.
Aggiornamento: 5 settembre 2000.
 
 
In questo caso evidentemente non c'è nulla da modificare a livello di tracciato; inutile descrivere mappe e altimetrie per questo percorso: basta andare con l'auto a Fenils, poco prima di Cesana, salire in sella, pedalare seguendo la strada che attraversa la borgata e seguirla fino alla fine, quando vi troverete sulla vetta del monte Chaberton. Possono però tornare utili alcune indicazioni tese a sfatare tutta una serie di miti che circolano su questa gita e a far presente, a chi fosse interessato, di cosa si tratta. Parte del terrore che incute il nome Chaberton è dovuto sicuramente al testo del "Ragazzini" che recita: "impegnativo itinerario riservato a coloro che sono in possesso di un'ottima tecnica ascensionistica e discesistica in sella alla bicicletta pena il trasformare la medesima in una pesante quanto inutile appendice". Queste funeree parole risuonavano ogni qualvolta ci si inoltrava in Valle Susa, già all'altezza di Salbertrand, con lo stagliarsi dell'inconfondibile sagoma del monte spianato con le sue torrette (o quel che ne rimane). Altre cronache ciclistiche ne dipingevano la salita come un errore da non ripetere, un invito a rimanersene a casa. Non essendo in possesso di un'ottima tecnica nè ascensionistica nè discesistica (e detesto portare la bici a piedi) lo Chaberton è rimasto per anni il tarlo nella mia memoria di bikers e di appassionato di fortezze alpine. La curiosità di vedere questo forte e la strada, altrettanto celebre, costruita per arrivarvi, ebbe la meglio in un giorno feriale, quando, reduce dalle fatiche della Bike Extreme di Limone sul Garda col suo famigerato Buco di Tremalzo, decido di farla finita anche con questa paranoia. La strada che parte da Fenils è in effetti sconnessa, caratterizzata da un ciottolato mobile medio e da una pendenza discreta ma costante. E' sufficiente però disporre di un buon allenamento oppure di una buona bicicletta biammortizzata, che era il mio caso, per pedalare senza problemi, per almeno 8 km, avendo cura di scendere dalla bici solo per superare una frana che ha cancellato un breve tratto di strada. All'ottavo chilometro circa, con un bivio con tornante a destra (la stradina che va a sinistra dovrebbe condurre all'osservatorio), termina drammaticamente la prima fase ciclabile del tracciato. Da qui, rimanendo invariata la pendenza, la strada è composta da grosse pietre maldisposte che rendono la pedalata impossibile a chiunque, eccetto che per brevissimi tratti, almeno per 3 km, quando cioè, al fondo al Piano dei Morti, ci si innalza per tornanti per giungere al colle dello Chaberton. In questa fase, le dimensioni delle pietre che coprono la strada sono più alla portata dell'incedere del nostro mezzo: trattasi tuttavia di impresa non facile, e per me impossibile. Arrivati in qualche modo al colle dello Chaberton, si ha la possibilità, se si dispone ancora di qualche briciolo di energia (abbiamo alle spalle più di 1500 mt di dislivello), di rimettersi definitivamente in sella per gli ultimi 2 km: il fondo ora, è perfettamente ciclabile, fino alla sospirata vetta. Non sottovalutate la discesa che, totalmente ciclabile con poche difficoltà, sarà lunghissima; lo stato del terreno non vi permetterà le solite medie, e difficilmente avrete sotto il sedere una bici da downhill. Il sentiero che dal colle dello Chaberton conduce a Claviere è parecchio invitante, ma l'idea di ridiscendere a Fenils sulla statale 24, gallerie buie comprese, è repellente. Da rammentare ancora due cose: lungo il tracciato non troverete una sola goccia d'acqua, e, usciti dal bosco dopo i primi 5/6 km, sarete sotto il sole implacabile sino al vostro ritorno, e non potrete evitare la cottura. Se non avrete il problema del sole vorrà dire che avete scelto il giorno sbagliato, giacchè salire sullo Chaberton senza ammirare la visuale che vi si gode sulla cima, impone perlomeno un secondo tentativo. Per quel che mi riguarda, ho trovato il sole al primo tentativo e difficilmente vi ritornerò. T.C.
AGGIORNAMENTO 29 AGOSTO 2009. A dispetto della recensione ferale e degli innumerevoli racconti di terrore che continuano a circolare su questa gita, dopo 9 anni decido di ripetere l'impresa, anche sulla base di informazioni che circolano in relazione a presunti lavori di sistemazione della strada. Per l'occasione, riesco a convincere nientemeno che altre 12 persone, che dalle varie leggende si sono fatte intimorire ma anche attrarre inesorabilmente. Abbiamo così avuto l'opportunità di verificare lo stato del percorso in modo da poter fornire indicazioni più dettagliate ed aggiornate per chi eventualmente fosse interessato.
Partiti dal punto più basso di Fenils, a fianco del ponte sulla Dora a quota 1200, si pedala prima su asfalto e poi su sterrato con pendenza abbastanza moderata e fondo discreto. Il consiglio, piuttosto ovvio, è di girare al minimo, senza farsi prendere dalla ottima ciclabilità di questa prima parte del percorso. Al km 6 circa si arriva al punto in cui la strada era franata totalmente e si passava a stento con bici al fianco, in contropendenza. La strada ora è stata perfettamente ricostruita, larga e scorrevole, e quindi si prosegue senza problemi. Poco dopo si esce dal bosco e la strada inizia ad impennarsi. Si arriva al bivio per l'osservatorio, a quota 1920, e la pedalata è già molto impegnativa, perchè alla pendenza elevata si aggiunge il fondo difficile, ghiaioso e cedevole. Da notare che nel 2000 in questo punto si era già a piedi, dato che al posto della strada vi era un sentiero cosparso di grosse pietre. Si raggiunge la caratteristica roccia tagliata, dove la pendenza diminuisce, ma il fondo peggiora di molto, aumentando ancora la difficoltà nel far procedere la bici. Si entra nel Pian dei Morti, dove la strada è quasi pianeggiante, ma il fondo è distrutto, e solo i più allenati riescono a procedere in sella, riuscendo ad individuare una traiettoria valida in mezzo agli sfasciumi. Al fondo del pianoro, quando iniziano i tornanti che conducono al colle dello Chaberton, tocca arrendersi: strada ripidissima, nessuna traccia percorribile, impossibile stare in sella. Poco prima di arrivare al colle la situazione migliora, e si può risalire sulla bici; da qui alla vetta è quasi totalmente pedalabile, fatta eccezione per un paio di tornanti disfatti (siamo comunque su uno stretto sentiero). Bisogna però fare i conti con la pendenza, a tratti sostenuta, ma soprattutto con la stanchezza, accentuata dalla quota elevata.
In conclusione, sui 1900m di dislivello da coprire in 15km, la ciclabilità risulta una variabile molto personale: i più allenati e motivati spingeranno la bici per non meno di 200m di dislivello, per gli altri la parte non ciclabile potrebbe aumentare fino ad arrivare anche a 1200m, il che vuol dire iniziare a camminare all'altezza del bivio per l'osservatorio, o poco dopo.
La discesa, sulla stessa strada dell'andata, risulta ciclabile al 100%, e nella prima parte anche piuttosto divertente. Scendendo, entrati nel bosco, si può seguire un facile sentiero segnato con un pallino fucsia, che taglia alcuni dei numerosi tornanti.

Purtroppo la mitica pizzeria "La Lambretta" non c'è più; per ritrovare la stessa inarrivabile pizza bisogna andare a Gad e per qualsiasi altro problema di ristoro conviene comunque far riferimento a Oulx.
T.C.

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